Protesi ginocchio mini invasiva totale e monocompartimentale: vantaggi

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Dagli anni Novanta, l’attuale chirurgia mini invasiva per l’impianto della protesi ginocchio ha fatto passi da gigante. In riferimento alla protesi monocompartimentale, i primi risultati riferiti ad una trentina di anni fa registravano un alto tasso di fallimenti con frequenti revisioni in protesi totali. Ciò era dovuto ad errori di tecnica chirurgica, mancanza di esperienza dei chirurghi nell’eseguire gli interventi, scelta di pazienti non idonei.

Oggi, la situazione è decisamente cambiata: il tasso di revisione si è notevolmente ridotto da quando è avanzata la figura del super specialista.

Siamo riusciti a contattare telefonicamente il dottor Michele Massaro, specialista in Ortopedia e Traumatologia, responsabile dell’Unità di chirurgia protesica mini invasiva nel Gruppo Humanitas di Milano e Bergamo, esperto in chirurgia mini invasiva protesi ginocchio e anca.

Ci ha spiegato la differenza sostanziale tra chirurgia tradizionale e mini invasiva, l’evoluzione nel tempo della protesi totale e monocompartimentale del ginocchio con brevi cenni storici ed i motivi per cui oggi questo tipo di intervento si rivela non solo l’unica terapia risolutiva della gonartrosi (artrosi del ginocchio) ma anche la più sicura.

Protesi ginocchio mini invasiva: cos’è

La gonartrosi è una patologia degenerativa cronica caratterizzata da una progressiva degenerazione della cartilagine, di tendini e legamenti e dell’osso osso subcondrale.

Quando la terapia conservativa (antinfiammatori non steroidei, antidolorifici, infiltrazioni di acido ialuronico, fisioterapia) non sortisce più alcun effetto su un danno irreversibile e su una patologia divenuta ormai invalidante, l’unica terapia risolutiva è l’intervento per l’impianto di una protesi ginocchio mini invasiva. Cos’è la chirurgia mini invasiva?

E’ una rivoluzione rispetto alla chirurgia tradizionale.

Si tratta di una tecnica che, da diversi anni, consente di ridurre praticamente tutto: incisione, tempi di intervento e di recupero (dimezzati), trauma, perdita ematica (non serve trasfusione), rischi post-operatori come lussazione e infezioni, attriti tra le componenti protesiche impiantate.

La protesi mini invasiva è più piccola di quella tradizionale ma anche più resistente, durevole (20-25 anni) ed avanzata, realizzata con materiali biocompatibili (titanio, lega di cobalto/cromo, ceramica, polietilene con vitamina E, tantalio).

Viene impiantata tra tibia e femore per sostituire osso e cartilagine danneggiati dall’artrosi del ginocchio.

La chirurgia che rispetta il corpo

Risparmia le parti sane (compresi i tessuti molli), preserva anche i legamenti crociati anteriore e posteriore (se risultano sani).

La tecnica tradizionale prevede l’incisione longitudinale centrata sulla rotula di circa 20 cm e la sezione del tendine del quadricipite, mentre con la tecnica mini invasiva l’incisione viene eseguita in sede pararotulea mediale. Il quadricipite non viene inciso, bensì si divaricano con cura le fibre del vasto mediale. Durante l’intervento, non viene aperto né violato il canale midollare, né femore e tibia, come succede con la tecnica tradizionale.

L’esito dell’intervento è di sicuro successo nel 95% dei casi.

Dopo poche ore (al massimo il giorno successivo all’intervento), il paziente può camminare (assistito durante la deambulazione) per riattivare e mobilizzare subito la muscolatura e ridurre il dolore.

Potrà tornare alle normali attività quotidiane dopo 2-4 settimane, una volta concluso il ciclo di fisioterapia e riabilitazione.

Protesi ginocchio totale: cenni storici ed evoluzione

Le prime protesi totali del ginocchio furono impiantate nel 1968.

Col passare degli anni, i costanti miglioramenti dei materiali chirurgici e delle tecniche protesiche hanno reso questo tipo di intervento molto più efficace e sicuro.

Oggi, in Italia, vengono impiantate circa 70 mila protesi totali del ginocchio ogni anno.

Il paziente ha un’età compresa tra i 45 ed i 90 anni (con predominanza di 70-79enni) ma l’artrosi può colpire anche persone più giovani.

Tanto per l’impianto quanto per la revisione, è importante affidarsi ad uno specialista che vanti un’eccellente tecnica chirurgica.

Protesi monocompartimentale: dai primi fallimenti alla rivoluzione chirurgica

La storia della protesi monocompartimentale (o parziale) è più ardua.

I primi casi di protesi parziale al ginocchio risalgono alla fine degli anni ’60 (Macintosh e McKeever).

Nei primi anni ’70, i chirurghi Gunston e Marmor impiantarono la monocompartimentale cementata. Si trattava dei primi tentativi che registrarono, inizialmente, elevati tassi di fallimento (tra il 20 e il 35%).

Negli anni ’80, l’intervento di protesi monocompartimentale cadde in disuso a causa della scelta di pazienti non idonei, di una tecnica chirurgica non adeguatamente sviluppata e dell’usura precoce della protesi stessa.

Dopo aver compreso molti errori commessi per i primi impianti, ma anche grazie al miglioramento dei materiali e delle tecniche, i chirurghi sono riusciti a ridurre il rischio di fallimento.

A fine anni ’90, i casi di sopravvivenza della protesi a 10 anni registrarono un tasso del 93%: tornò l’interesse verso la monocompartimentale che si è, poi, rivelata una vera e propria rivoluzione.

Negli ultimi anni, la protesi parziale si è nuovamente diffusa grazie alla specializzazione nel campo, al gesto chirurgico meticoloso ed alla via di accesso pararotulea che consente di ridurre i tempi di degenza ed eventuali complicanze. Oggi, i rischi di revisione sono analoghi (se non inferiori) a quelli della protesi ginocchio totale. La monocompartimentale assicura, oltretutto, dolore e trauma ancora più ridotti, funzionalità cinematica del ginocchio migliorata, maggiore stabilità.

Nella casistica del dottor Massaro, la percentuale di impianti di protesi monocompartimentale è del 70% circa contro il 30% delle protesi totali impiantate.

Attualmente, la revisione è considerata un vantaggio della monocompartimentale, non un fallimento come negli anni Novanta. Può essere convertita in totale con molta più facilità.

Funzionalità cinematica più naturale con la protesi parziale

Qual è il significato di ‘monocompartimentale’?

Quando il danno artrosico compromette soltanto uno dei 3 compartimenti del ginocchio (mediale, laterale o femoro-rotuleo), la chirurgia mini invasiva può concedere al paziente una chance in più: la protesi parziale (o monocompartimentale) per risparmiare le parti sane.

Il chirurgo deve avere la necessaria esperienza non soltanto per eseguire correttamente l’intervento ma anche per scegliere la protesi più adatta tra quelle disponibili sul mercato.

Grazie alla protesi parziale il paziente avvertirà un movimento articolare ed una funzionalità cinematica del ginocchio più naturale rispetto alla protesi totale. In caso di revisione, si potrà convertire in totale sostituendo l’inserto in polietilene eventualmente usurato.

In determinati casi, quando i compartimenti danneggiati sono due, è possibile innestare due protesi monocompartimentali che prendono il nome di protesi bi-monocompartimentale.

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